È sempre Dantedì


La notte è alle porte.

Posso finalmente dedicarmi all'antico esule che, sotto le stelle del 25 marzo 1300, cominciò un viaggio ultraterreno.

Di norma, almeno uno spicchio del mio 25 marzo è solo per Lui.

Quest'anno no.

Certo, ieri ho scritto di Lui ma nulla più.

Per motivi vari ho dovuto posticipare al giorno dopo il mio solito rito.

In serata mi avvicino ad una delle mie librerie e lascio andare lo sguardo.

I miei occhi sanno cosa cercare.

Tre volumi in 4to dello stesso autore, usciti nello stesso anno e dallo stesso torchio.

Volutamente, scelsi di riporli tra i Canterbury Tales e l'Orlando Furioso.

Tra Chaucer e Ariosto con, poco più in là, Boccaccio e il suo Decamerone.

Altri titani del canone occidentale.

Si, c'è anche Shakespeare, ma lui è ovunque.

Finalmente scorgo i tre anziani gemelli.

Hanno il dorso un po' logoro, ma non li restaurerei per nulla al mondo.

Mi piacciono così.

Guardandoli, mi riaffiora il ricordo di quando ci incontrammo per la prima volta.

Corteggiai il libraio parigino per molto tempo.

Un primo tentativo fallì miseramente.

Con l'ansia di non trovarli più, partiti per chissà dove, ci riprovai qualche mese dopo.

Andò bene.

Perdutamente innamorato del viaggio ultraterreno narrato da Lui, il curatore di questa edizione decise di cimentarsi in una grande impresa.

Operare un'edizione critica e completa che superasse quella dell'Accademia della Crusca pubblicata nel 1595.

Perseguiva un obiettivo ben preciso: difendere la memoria del leggendario poeta dal clima a Lui poco favorevole del Secolo dei Lumi.

Così, dopo un immane lavoro, dai torchi di una bottega romana nacque l'edizione considerata da molti l'antesignana di quelle moderne.

Nacque l'edizione più apprezzata da Ugo Foscolo, Ippolito Pindemonte e Vincenzo Monti.

Il pensiero che i tre volumi che ho davanti siano stati sfogliati da chissà quante mani, riposti in chissà quanti bauli e scaffali prima di giungere in Francia per poi ritornare nella casa italica grazie al sottoscritto, pervade il mio corpo di un sottile e difficilmente descrivibile piacere.

Come ogni anno, comincio dal primo.

Prendo il libro in mano.

Pesa abbastanza e la legatura è ancora solida.

Taglio in testa, taglio anteriore e taglio in piede sono tutti dorati.

Non è solo un vezzo estetico.

Secoli fa, i rilegatori scoprirono che il taglio in oro forniva una buona resistenza alla peste dei libri.

Polvere, acari e luce solare.

Apro il volume.

Adoro guardare la grande incisione in legno che mi accoglie.

Ancora di più amo ascoltare il rumore un po' croccante generato dal frusciare delle antiche pagine.

Per non parlare del leggerissimo profumo tra la vaniglia, il caffè e chissà quali essenze floreali, emanato dalla carta in lentissima decomposizione da molto tempo prima che l'Italia venisse unificata.

Un'unione che fu prima linguistica, estremo risultato di un percorso iniziato secoli addietro anche grazie al diffondersi e al consolidarsi del volgare italiano.

La lingua che Lui decise di utilizzare per forgiare il suo testamento immortale.

Ma adesso basta scrivere.

È tempo di scendere negli inferi.





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