Un giovedì a Fermo tra biblioteche e bancarelle di libri usati

Arroccata su una delle tante colline marchigiane, Fermo si innalza quel tanto che basta per poter guardare il mare dritto negli occhi.

L'origine di quello che, nel corso dei secoli, diventerà un importante centro di scambi culturali dell'Adriatico, si perde nelle nebbie dell'età del ferro. Ancora oggi, la città conserva buona parte del suo antico impianto urbano disseminato di palazzi nobiliari, chiese, cortili e portali. Tutto pare pensato per convergere verso Piazza del Popolo, da oltre mezzo millennio vero cuore pulsante della città. Come l'immensa bocca di un leviatano, l'ingresso principale alla piazza è perennemente spalancato. Una forza magnetica ti attrae lungo la leggera salita lastricata di sanpietrini. Impossibile resistere al desiderio di farsi ingoiare dalla storia e dalla bellezza.

Superato il passetto, Piazza del Popolo si mostra subito fiera nella sua quattrocentesca imponenza. I due lati lunghi, che paiono voler fuggire lungo il perimetro, sono chiusi da due file di logge e di portici. Quelli corti fanno da palcoscenico ad alcuni dei palazzi storici più importanti della città. Il colpo d'occhio generale mozza il fiato.

È proprio dal salotto buono di Fermo che si accede alla Biblioteca Civica "Romolo Spezioli", considerata tra le più affascinanti biblioteche italiane del mondo (come certificato nel 2019 da National Geographic Italia). L'ingresso principale che permette di addentrarsi in questo contenitore delle meraviglie che ospita una mole immensa di gioielli su carta (tra cui 681 incunaboli, oltre 15.000 cinquecentine e 3.000 manoscritti), è costituito dall'antico Palazzo degli Studi affacciato proprio su Piazza del Popolo.

Fondata ufficialmente nel lontano 1688, ma in realtà ben più antica, la biblioteca vanta una enorme collezione libraia e documentale frutto della stratificazione di numerose donazioni susseguitesi nel tempo (inclusi i 12.000 volumi donati dal Dott. Romolo Spezioli nel 1720).

La struttura si è ovviamente evoluta nel corso degli anni integrando, più recentemente, anche una ben fornita "Biblioteca Ragazzi" che persegue il nobile obiettivo di avvicinare i giovanissimi alla lettura e alla fruizione della conoscenza.

Muovendosi lungo i corridoi e le sale della vasta biblioteca, ad un certo punto si arriva ad un loggetta panoramica che, sul lato destro, affaccia su Piazza del Popolo. Il suggestivo passaggio sopraelevato, collega il Palazzo degli Studi allo spettacolare Palazzo dei Priori che, al suo interno, custodisce la bella Pinacoteca civica e il nucleo centrale e più antico dell'intero complesso: la Sala del Mappamondo.

Questo scrigno foderato da imponenti scaffali in noce, custodisce circa 16mila volumi antichi che circondano un mappamondo realizzato nel 1713. Il gigantesco globo terracqueo ha un diametro di circa 2mt e fu disegnato dall'abate e cartografo Silvestro Amanzio Moroncelli per poi essere realizzato in legno rivestito con della pregiatissima carta reale di Fabriano.

Quando metti piede per la prima volta in questa sala, pare assalirti una sorta di capogiro. Ti guardi attorno, alzi lo sguardo, annusi l'aria e immediatamente tutti i tuoi sensi vengono agguantati e sopraffatti dalla antica sapienza custodita tra gli scaffali. Il cittadino fermano, come il Prospero di Shakespeare, può a ragione affermare "La mia biblioteca era per me un ducato grande abbastanza" (La Tempesta - atto I, scena II).

Non è finita qui. Da 39 anni, durante i giovedì di luglio e agosto, dalle 17:00 in poi, Piazza del Popolo e le strade adiacenti fanno da sfondo alla Mostra Mercato dell'Antiquariato e dell'Artigianato.

Circondati dalla magica atmosfera del centro storico, è fantastico vagare tra le bancarelle degli ambulanti alla ricerca dell'occasione giusta: dischi, abbigliamento vintage, mobili e oggetti d’antiquariato, vecchi giocattoli, monete, francobolli e ovviamente libri, un bel po' di libri usati.

Fu proprio qui che, in un lontano giovedì d'agosto, un turista adolescente che iniziava a subire il fascino della lettura e dei volumi polverosi, acquistò i suoi primi libri usati da una bancarella. Erano dei vecchi e gloriosi Urania ingialliti e sono ancora con me.

Da ormai quattro decenni, il mercatino del giovedì, è un pilastro fondamentale per l'estate della Marca Fermana (denominazione attraverso la quale, anticamente, ci si riferiva a quel lembo di terra dell'Italia centrale sottoposto alla giurisdizione della città di Fermo). L'iniziativa dei giovedì estivi, può contare sulla collaborazione di istituzioni pubbliche e associazioni culturali ed economiche attive sul territorio, nonché su quella di tanti appassionati cittadini che, lungo tutto l'anno, lavorano instancabilmente al progetto allo scopo di tenerlo in vita e migliorarlo con il passare delle edizioni.

Il supporto è davvero trasversale: in concomitanza con il mercatino del giovedì, anche i musei cittadini, la pinacoteca e le varie sezioni della biblioteca, restano aperti fino a mezzanotte.

Aggirarsi tra gli scaffali della biblioteca, sbirciare fuori attraverso una delle grandi finestre per osservare il brulichio di persone che, sotto le stelle, affolla Piazza del Popolo (magari a caccia di chissà quale grande occasione da scovare tra le bancarelle), lascia una traccia profonda nei ricordi di chi ha la possibilità di passare un po' di tempo nel cuore del capoluogo di provincia marchigiano.

Camminare di sera lungo l'antica loggetta in direzione della Sala del Mappamondo, fermarsi un attimo, affacciarsi e percepire il fermento che arriva dal basso, è uno dei momenti topici del giovedì fermano.

Il lungo vagare tra gli scaffali del grande complesso bibliotecario e l'estenuante caccia ai libri tra le bancarelle del mercato, gratificano la mente ma possono anche fiaccare il corpo. Fortunatamente, l'intero centro storico è disseminato di tanti locali dalla bella atmosfera e pronti a confortare le membra di chi giunge a Fermo allo scoperta delle sue meraviglie. Solitamente, quando bazzico da quelle parti, la mia sosta obbligatoria è la minuscola ma fornitissima (di birre) Locanda San Rocco. Si nasconde sotto una delle logge e ha anche un pub annesso.

Carlo Bo, critico letterario, Senatore della Repubblica e mai dimenticato rettore dell'Università di Urbino, riferendosi alla sorprendente e magnifica armonia tra la natura e i centri urbani marchigiani, una volta ha scritto: “Si ha l’impressione che l’uomo sia riuscito a non oltraggiare troppo l’imitazione di Dio, di chi ha creato questa natura straordinaria. Vogliamo dire che c’è una corrispondenza fra arte e campagna, fra il disegno di certe ville e il disegno dei colli, fra chi ha operato con maestria dentro le mura e chi, per esempio, ha tracciato queste mirabili stradine di campagna, insomma fra l’artista con tanto di storia e di nome e chi è stato portato dal bisogno e dalla necessità a non violare l’armonia di questi colli."

Fermo, aggrappata alla sua collina dalle linee sinuose, frapponendosi tra l'Adriatico e i Sibillini, gli amati Monti Azzurri di Leopardi, ancora oggi è una delle testimonianze più fulgide di tutto questo. Credetemi.

Livio Meconi, "Fermo" (1977)






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