I miei primi "Shakespeare antichi"

Da quando ho lasciato andare libero e senza freni (o quasi) il mio lato oscuro e bibliofilo, cercare qua e là per il mondo vecchie edizioni delle opere di William Shakespeare è diventata una piccola passione.

Nulla di paragonabile, ovviamente, alla vera e propria ossessione di gente come Henry Clay Folger Jr. di cui magari un giorno scriverò.

Nel portare avanti la mia biblioshaskespearemania, negli anni mi sono imbattuto in tanti bei volumi, alcuni solo sognati, altri ammirati e bramati, altri ancora acquistati. Oggi alcuni scaffali di una delle mie librerie, sono interamente dedicati all'opera del mio amatissimo drammaturgo inglese.

Tra questi volumi, l'acquisto a cui probabilmente sono più legato è quello dell'edizione, datata 1772, dal titolo Works of Shakespeare e meglio conosciuta come "Theobald Edition".

Perché sono così affezionato ai libri che la compongono? Semplice, perché questi 9 volumi (sui 12 originali) in formato in-16°, sono stati i primi "Shakespeare antichi" che ho riposto tra gli scaffali di casa. Si sa, il primo amore non si scorda mai.

La "Theobald Edition" nacque con l’intento di migliorare e correggere la precedente versione che era stata il frutto del lavoro del celebre poeta inglese Alexander Pope, fino a quel momento ritenuta il principale punto di riferimento per studiosi e cultori del Bardo.

Con il suo lavoro, Lewis Theobald (1688 - 1744), redattore e autore testuale britannico, intese ripristinare la vera lettura di Shakespeare surclassando tutte le edizioni mai pubblicate. L'edizione di Theobald del 1733, fu di gran lunga la migliore prodotta prima del 1750, ed è considerata la pietra angolare di tutte le edizioni successive.

Persino la celebre edizione di Edmond Malone (lo standard per tutti i moderni editori) è stata costruita partendo anche dalla Theobald Edition.

È cosa abbastanza risaputa che i redattori e gli editori delle opere di Shakespeare, nel corso del tempo hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo della pratica moderna della produzione di libri stampati e dell'evoluzione della critica testuale.

La leggendaria edizione in-folio dell’opera omnia di Shakespeare, il First Folio pubblicato nel 1623, non ebbe degli editori nel senso moderno del termine. Solo nel XVIII secolo vennero infatti compiuti i primi veri sforzi con l’obiettivo di mettere ordine nel groviglio di difficoltà testuali che il First Folio presentava.

Ecco un elenco che riporta la data di ogni edizione delle opere di Shakespeare pubblicate nel lasso di tempo che parte da dopo le uscite delle leggendarie e preziosissime versioni in-folio del ‘600 fino all'800 (sono indicati anche il nome dell'editore, il formato della raccolta e il numero di volumi):

· 1709, Nicholas Rowe; octavo, 6 volumi;

· 1725, Alexander Pope; quarto, 6 volumi;

· 1733, Lewis Theobald; octavo, 7 volumes;

· 1744, Thomas Hanmer; quarto, 6 volumi;

· 1747, William Warburton; octavo, 8 volumi;

· 1765, Samuel Johnson, octavo, 8 volumi;

· 1768, Edward Capell; octavo, 10 volumi;

· 1773, George Steevens; octavo, 10 volumi;

· 1790, Edmond Malone; octavo, 10 volumi;

· 1803, the First Variorum edition, edited by Isaac Reed; 21 volumi;

· 1813, the Second Variorum, a reprint of the First; 21 volumi;

· 1821, the Third Variorum, edited by James Boswell; 21 volumi.


Tornando alla mia cara "Theobald Edition", ancora oggi è un'emozione aprire a caso uno dei 9 volumetti con 250 anni di storia alle spalle ed imbattersi in uno dei tanti capolavori che ci ha lasciato in eredità William Shakespeare.

Non smetterò mai di ringraziare la persona di Aldeburgh, un paesino di meno di 3 mila anime della contea del Suffolk, da cui acquistai i miei primi "Shakespeare antichi", così come tutti i precedenti e misteriosi proprietari che li hanno custoditi per il sottoscritto sin dal '700.

Avrò cura di fare lo stesso per chi verrà dopo di me.





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