Il lettore Franco Battiato

La sua prima lettura, Franco Battiato la ricordava benissimo: L'amante di Lady Chatterley a tredici anni. A sedici già si tuffava nei scritti di Freud. Poco dopo su Heidegger che abbandonò rapidamente. Le idee del filosofo tedesco non facevano per lui.

Il cantautore e compositore siciliano non era un lettore forte. Era un lettore fortissimo, un vero purosangue, uno che divorava carta e inchiostro in modalità multitasking (per sua stessa ammissione, raramente leggeva solo un libro per volta), uno che assecondava rigorosamente dei gusti ben precisi che spaziavano dall'esplorazione di alcune correnti mistico-filosofiche d'oriente, fino alla letteratura mitteleuropea dei Thomas Mann e dei Robert Walser, passando per le idee e le congetture del filosofo e mistico armeno George Ivanovich Gurdjieff.

Tante volte mi è capitato di immaginarlo aggirarsi tra gli scaffali delle librerie di Villa Grazia, il suo rifugio di 800mq nascosto tra le pendici del Mongibello, in una frazione di Milo.

Lo immaginavo scegliere un libro tra i tanti, spostarsi verso la veranda del suo giardino e dare un'occhiata al cielo e ai fumi dell'Etna, per poi abbassare lo sguardo verso le rose, i gelsomini, le palme e il vecchio pozzo.

Gli scaffali di casa Battiato sono davvero straripanti di libri. Migliaia di libri ingialliti e pieni di appunti, riflessioni e disegni riportati a margine. Libri da cui facevano, fanno, capolino tanti post-it che magari segnalano delle pagine fonti d'ispirazione per la scrittura di chissà quante canzoni che resteranno impresse per sempre nella memoria culturale e sociale d'Italia.

Convintissimo che non si dovesse leggere così tanto per fare qualcosa, Battiato riteneva che nessuno potesse arrogarsi il diritto di consigliare un libro a chi non ne aveva mai aperto uno.

Nonostante ciò, seguendo (secondo me consapevolmente) le idee di un peso massimo della critica americana come Harold Bloom, Battiato affermava che esistono delle letture imprescindibili, delle opere che hanno lasciato talmente tanto in dono all'umanità (lui le definiva "cose massime"), che chi vuole affacciarsi alla lettura dovrebbe necessariamente partire tendendo il più possibile verso di esse.

Si riferiva alla Bibbia, alla produzione di William Shakespeare, a Omero, Goethe, Borges e ad un altro manipolo di titani.

Amava Gesualdo Bufalino e Pirandello (ovviamente), Joyce, Proust, Stendhal, i russi e diceva di adorare Le Braci di Sándor Marai di cui, lo ammetto, non conoscevo l'esistenza. Da lettore di razza, non si sentiva in colpa quando abbandonava un libro cominciato poco prima. Se non si resta rapidamente infatuati dalle pagine che hai davanti, inutile investire altro tempo. A ognuno i suoi amanti.

Tra gli autori viventi, scommetteva particolarmente sulla svizzera Fleur Jaeggy con la quale, tra l'altro, ha composto ben 12 brani e su suo marito Roberto Calasso, scrittore e proprietario della casa editrice Adelphi, di cui ho apprezzato il recente Come ordinare una biblioteca e, in precedenza, K. un saggio su Kafka.

Leggenda narra che con Calasso, il cantautore siciliano imbastisse ogni tanto epiche partite a poker durante le quali i partecipanti utilizzavano dei volumi Adelphi in sostituzione delle meno intellettuali fiches. Sarà stato pazzesco.

Oltre alle sue composizioni, volando in cielo Franco Battiato ci lascia anche la sua grande collezione di libri. Diecimila volumi che, ne sono certo, insieme alle tantissime note a margine presenti al loro interno e forse ancor più delle canzoni che ci ha lasciato, sono la vera rappresentazione del Battiato-pensiero e che, per questo motivo, l'Italia in un modo o nell'altro avrà il dovere di acquisire, preservare e aprire a tutti noi. Che nasca quanto prima una Fondazione Battiato!

Mi piace chiudere con questa immagine scattata da Carmelo Bongiorno. Voglio imprimerlo nella memoria così, mentre legge e riflette come avrà fatto migliaia di volte nella sua vita prima di regalarci le sue perle in musica attraverso le quali si prenderà per sempre cura di noi.




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