Milo Manara disegna "Il nome della rosa"

Milo Manara lo sta facendo davvero. Tra qualche tempo potremo mettere le mani sulla sua personale versione de Il nome della rosa. Si, il celeberrimo romanzo d'esordio di Umberto Eco sta per avere una controparte a fumetti. A firmarla sarà uno dei migliori artisti sulla piazza, il cui riconoscibilissimo tratto etereo e sensuale, ha conquistato milioni di appassionati sparsi tra l'Italia, la Francia e il resto del mondo. Recentemente, la Oblomov Edizioni che pubblicherà l'attesissima graphic novel entro la fine del 2022, ha concesso la pubblicazione delle prime due tavole a corredo di un’intervista a Milo Manara apparsa sul numero di gennaio di Linus. Ovviamente, le due immagini hanno avuto subito una rapida diffusione in rete.

Osservandole con sguardo sognante, penso al passaggio conclusivo dell'incipit del romanzo: "...frate Guglielmo da Baskerville, il quale stava per iniziare una missione che lo avrebbe portato a toccare città famose e abbazie antichissime. Divenni così suo scrivano e discepolo al tempo stesso, né ebbi a pentirmene, perché fui con lui testimone di avvenimenti degni di essere consegnati, come ora sto facendo, alla memoria di coloro che verranno.".

Al momento ho due grandi curiosità. La prima è scoprire come Manara ha scelto di rappresentare il personaggio del monaco cieco Jorge da Burgos che, è cosa nota, Eco plasmò pensando di tributare l'amatissimo Jorge Luis Borges (tra le altre cose autore dello straordinario racconto La Biblioteca di Babele che grande influenza deve avere avuto sui contenuti e sulla struttura narrativa del romanzo).

La seconda è capire come mai, per tratteggiare il suo Guglielmo da Baskerville, Manara si sia ispirato a Marlon Brando e forse un pizzico anche Iain Glen, l'attore che ha interpretato ser Jorah Mormont nella serie TV Il trono di spade.

Di una cosa sono certo: il professore avrebbe gradito. Dopotutto parliamo di colui che, sin dagli anni sessanta, primo intellettuale al mondo, si buttò a capofitto in un’analisi severa e approfondita del fumetto visto come fondamentale medium sotteso allo sviluppo della nascente comunicazione di massa. Quelli erano tempi in cui negli ambienti culturali (e ancor più universitari!), la parola "fumetto" era completamente aborrita.

Per nostra fortuna, Umberto Eco era intellettuale di rottura, uno che durante i tempi bui della forma fumetto ebbe l'ardire di scrivere “Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.

Molto probabilmente, senza l'enorme spinta inferta, in tempi non sospetti, dal visionario e pioniere Umberto Eco, oggi i capolavori di Zerocalcare, così come quelli di Hugo Pratt, Art Spiegelman e tanti altri, sarebbero ancora confinati in una nicchia costituita da (apparentemente) poveri sfigati di medio-bassa cultura. Non dimentichiamolo. Mai.



Image credit (1 e 2): Milo Manara/Oblomov Edizioni

Image credit (3): Tullio Pericoli


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