Koko, la gorilla lettrice

Il 19 giugno del 2018, dopo 46 anni di vita moriva una star planetaria che, sin dalla sua nascita, aveva collezionato molte apparizioni in documentari, era stata scelta come testimonial per alcune campagne di sensibilizzazione sull'ambiente, ed era apparsa per ben due volte sull'iconica copertina del National Geographic.

Koko, questo era il suo nome, grazie alla sua straordinaria intelligenza, ha contribuito a far fare un grande salto in avanti nello studio dell'apprendimento e delle facoltà cognitive legate (anche) alla lettura. Ah, dimenticavo, Koko era un gorilla.

Nata nello zoo di San Francisco nell'estate del 1971, al compimento del primo anno di vita e grazie al supporto della ricercatrice Francine Patterson, Koko iniziò subito ad imparare a comprendere e a usare centinaia di parole in lingua inglese, attirando ben presto un grande interesse da parte degli studiosi e dei mass media.

Per avere un'idea delle facoltà cognitive (ed emotive) di questo esemplare di gorilla, basta pensare al gatto presente nella cover del National Geographic. Il piccolo felino fu "chiesto" dalla stessa Koko a Francine come regalo di Natale.

Durante i primi anni della sua vita, Koko ha affrontato diversi test del QI infantile (tra cui la Cattell Infant Intelligence Scale e la forma B del Peabody Picture Vocabulary Test), raggiungendo punteggi nell'intervallo 70-90, paragonabile alle facoltà intellettive di un bambino lento ma non compromesso intellettualmente.

La gorilla pare sia arrivata a riconoscere e ad utilizzare circa mille segni diversi, sviluppando con il tempo una discreta capacità di comprendere e parlare con i segni.

È fuori di dubbio che, nonostante alcune critiche ricevute nel corso dei decenni, con i suoi studi ed esperimenti sul campo, la "Gorilla Foundation" ha contribuito enormemente a comprendere più in profondità le reali capacità cognitive ed emotive dei gorilla.







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