La cerca svelata

Di seguito rivelo qualcosa del processo creativo che ha portato alla realizzazione del racconto La cerca. L'articolo è pieno di spoiler. Prima di proseguire, a chi non ha letto il racconto consiglio di cercarlo nella sezione BiblioPensieri del sito (essendo molto lungo, ho preferito suddividerlo in 5 capitoli). Buona lettura.


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0. La voglia di scrivere un racconto che avesse a che fare con il tema della ricerca (di qualcosa o di qualcuno), mi è venuta lo scorso luglio quando, per puro caso, mi imbattei in questo passaggio estratto dal Vangelo secondo Matteo: "Chi cerca, non smetta di cercare finché non avrà trovato. Quando avrà trovato, si turberà. Quando sarà turbato, si meraviglierà e regnerà su tutte le cose". Ecco perché l'ho inserito alla fine della storia.

1. Circa l’80% del racconto è stato scritto al pc. Il restante 20% utilizzando lo smartphone che mi permettere di fissare immediatamente pensieri e idee prescindendo da tempo e spazio.

2. L’impianto fantasy su cui poggia la storia, mi è servito come pretesto narrativo per trasmettere al lettore alcuni messaggi a cui tenevo particolarmente e sui quali torno nell’ultimo punto di questo elenco.

3. Da un punto di vista visivo, mentre scrivevo mi tornavano spesso in mente alcuni fotogrammi di Excalibur, film del 1981 diretto da John Boorman. Uno in particolare. Questo.

4. La conclusione del racconto è stata la primissima cosa che ho messo a fuoco. Volevo assolutamente che un alfabeto ignoto dominasse le ultime righe della storia. Immaginare che il vero lascito fatto all'Uomo da Cristo fosse in forma scritta, mi ha consentito anche di sovvertire l'iconografia classica che descrive il Graal come una coppa contenente il sangue di Cristo. In Britannia, Giuseppe d'Arimatea non giunge quindi con una coppa ma con una pergamena vergata da Dio.

5. La scena del cadavere imprigionato in una gabbia appesa ad un ramo di un vecchio albero morto, mi è stata ispirata dalla vera storia di Cerquabella, un'antica quercia marchigiana celebre per le sue dimensioni. Solo dal primo palco partivano ben 14 rami che si sprigionavano tutti da un punto principale formando un "nodo" di almeno 4-5 metri di diametro. La circonferenza del suo fusto, era di 5,60 metri mentre l'ampiezza complessiva della chioma nel 1980, quando molti rami erano stati amputati, era di 34 metri. Il suo ramo più lungo di cui si hanno dati di misurazione certi, era di 19 metri, ma basandosi su foto più vecchie si è potuto risalire ad una estensione complessiva di 38 metri + la larghezza del fusto. Una quercia davvero enorme.

Nell'inverno tra il 1985 e il 1986 fu volutamente uccisa da un contadino che lavorava il vicino campo. Poiché si era fatto male urtando contro alcuni rami mentre si muoveva con il suo trattore, il tizio chiese alla forestale l'autorizzazione a tagliare i rami più bassi. Ovviamente, l'autorizzazione gli fu negata in quanto pianta monumentale. Ormai deciso a prendersi la sua stupida rivincita, una notte il contadino sotterrò due quintali di sale nel terreno attorno alla quercia che cominciò a deperire germogliando con sempre maggior difficoltà. Tuttavia, ci mise non meno di dieci anni a seccare del tutto.

o ancora oggi ben visibili nei pressi di un incrocio nel territorio di Montegiorgio (FM). Per questo ho ambientato la scena ai bordi di un crocicchio. Ho conosciuto le vicende di Cerquabella grazie all'infaticabile scrittore Valido Capodarca che da tempo si occupa di studiare e censire alberi in giro per l'Italia. Più volte ho visto dal vivo questa sorta di poderoso mausoleo vegetale che pare "...una enorme mano di scheletro rivolta verso il cielo". Riprendo il tema della morte degli alberi anche più avanti nel racconto, quando l'incappucciato pronuncia queste parole «L’essenza vitale di un uomo per quella di una pianta».

6. Ciò che accade durante il sogno, trae ispirazione dall’antico folclore europeo e da tutte quelle tradizioni che, in epoche più recenti, sono confluite nella festa dell’albero della cuccagna.

7. Il monologo con il quale l’incappucciato introduce la foresta che non ha nome, assorbe e rielabora alcune credenze nord europee venute alla luce, a cavallo tra l’800 e il ‘900, grazie a una serie di studi di antropologia e etnografia.

8. La frase pronunciata dall'incappucciato «Sei al cospetto del luogo che ingloba tutti i luoghi visti da tutte le angolazioni» e riferita alla foresta che non ha nome, è un omaggio ad uno dei racconti più celebri di Borges: L'Aleph.

9. Ho lasciato volutamente ambigua la vera identità dell’incappucciato. È un personaggio realmente nuovo? È Merlino mutato nel corpo di una donna? O si tratta di Morgana, potente maga che occupa un ruolo importante nella leggenda arturiana? Restiamo con il dubbio. Trovo che i racconti migliori siano quelli che, durante la narrazione, facciano porre al lettore una serie di domande senza però fornirgli risposte precise. Lasciare a chi legge la facoltà di immaginarsi/costruirsi frammenti di narrazione, è una cosa che adoro.

10. Gli occhi dipinti della ragazzina che compare nel sogno, così come quelli della donna che, più avanti nel racconto, svela il suo volto abbassandosi il cappuccio, si rifanno alle usanze dei popoli celtici che comunemente usavano colorare e/o segnare il proprio viso (si pensi ai druidi, alle sacerdotesse o ai guerrieri). Inoltre, questo particolare, lascia aperta l'ipotesi che la ragazzina apparsa nel sogno sia una proiezione giovanile della donna incappucciata.

11. All'inizio della quarta parte del racconto volevo rimarcare ulteriormente le dimensioni sterminate della foresta che non ha nome. Per questo motivo Parsifal ricorda che "Credendo di aver perso l’orientamento, più volte salii in cima ad un albero per guardarmi intorno. Nulla, se non uno sterminato oceano di verde, si stagliava davanti ai miei occhi in tutte le direzioni". Il passaggio mi è stato ispirato da una recente conversazione fatta con una cara amica che vive in Germania. Descrivendomi la bellezza e la vastità della celebre Foresta Nera (Schwarzwald in tedesco), mi disse che alcuni anni fa è stato inaugurato il Baumwipfelpfad Schwarzwald, un sentiero completamente sopraelevato che attraversa la foresta. Il percorso culmina con una torre panoramica alta oltre 20 mt dalla quale è possibile ammirare, in tutte le direzioni e a perdita d'occhio, un mare verde composto da faggi e abeti rossi.

12. Desideravo che i monologhi del Guardiano trasudassero pathos, teatralità, enfasi e iperboli drammatiche sul modello di alcuni personaggi delle tragedie shakespeariane. Desideravo anche che il tutto desse l’impressione di uscire dalla bocca di un essere antico come il tempo.

13. Quando il Guardiano fa riferimento al suo gemello, si riferisce a Merlino. Il collegamento è stato rinforzato con la comparsa, in tempi diversi, delle due rocce bianche perfettamente uguali. Questo aspetto mette in discussione l'ipotesi che l'incappucciato possa essere Morgana o qualcun altro.

14. La scelta di utilizzare la roccia come espediente simbolico per collegare i due gemelli, si ispira alle antiche religioni pagane un tempo molto diffuse nel centro-nord Europa. Le rocce assumevano molteplici significati durante i riti druidici. Si pensi, ad esempio, a Stonehenge.

15. La quercia/scrigno del Graal descritta come una sorta di enorme essere senziente e mobile, si ispira ad alcune osservazioni scientifiche fatte da Charles Darwin su due aspetti che solitamente siamo propensi a collegare alla sola sfera animale: il movimento e la sensibilità delle piante (si veda ad esempio Il potere di movimento delle piante pubblicato nel 1880). Credo che l'idea sia stata anche inconsciamente influenzata dalla mia recente scoperta dell'opera di Tiziano Fratus, poeta e scrittore infinitamente innamorato degli alberi.

16. Il messaggio di cui si fa portatore il racconto è, in massima parte, un messaggio ambientalista. Non è un caso che abbia deciso di pubblicare la prima parte proprio il 7 novembre 2022, giorno di apertura della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (meglio conosciuta come COP27). Nel suo discorso inaugurale, il Segretario Generale António Guterres ha pronunciato queste terribili parole "L’umanità ha una scelta: cooperare o morire". Mai come in questo periodo, la tematica ambientalista è centrale nella vita di tutti noi. Un recente rapporto intitolato Health at the Mercy of Fossil Fuels e pubblicato da Lancet, ha evidenziato che il cambiamento climatico è anche causa di un aumento delle morti per calore, fame e malattie infettive.

Già dal secondo capitolo del racconto, la necessità di tornare quanto prima a vivere più in armonia con la natura, diviene via via sempre più evidente. Da questo punto di vista, la “sensibilità” che impregna la storia che ho scritto, deve molto al messaggio ambientalista nascosto tra le pieghe di quasi tutti i lungometraggi creati da quel genio della narrazione audiovisiva che risponde al nome di Hayao Miyazaki. Penso, ad esempio, al suo lavoro d’esordio Nausicaä della Valle del vento (immagine in basso), un manga del 1982 arrivato al cinema due anni più tardi. Concettualmente collegato al messaggio ambientalista, c’è anche quello che pone l’accento sugli atti che l’Uomo compie e sulla ricaduta che questi hanno nel definire il suo destino.

Ho finito. Spero che questa sorta di dietro le quinte, possa aver contribuito a rendere ancora più piena e soddisfacente l'esperienza di lettura de "La cerca". Per eventuali considerazioni in merito, invito chi volesse a scrivermi all'indirizzo losquattrinatolibri@gmail.com

"...alberi sono stati tagliati e sradicati e arsi dalla idiozia umana, che si illude di poter cancellare ogni forma di passato per pianificare la nuova storia degli uomini:

ma il pianeta così come ci ha creati potrà benissimo sopravvivere senza di noi."

(Tiziano Fratus, Ogni albero è un poeta)


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