La libraia (prima parte)

Oggi è l'anniversario del nostro primo incontro. Attendo da tempo il 21 ottobre chiedendomi se anche lui stia vivendo la cosa con la stessa intensità. È da un po' che non ci vediamo a causa di un impegno di lavoro che lo ha portato a stare fuori. Solo pochi giorni che a me sono sembrati una vita. Lo amo perdutamente, da quel pomeriggio di un anno fa, quando mise piede nella libreria in cui lavoro da alcuni anni. Quella del signor Mitchell, attempato e burbero libraio della vecchia scuola, nel corso del tempo si è fatta un certo nome in città. La nostra, in buona parte, non è una clientela di lettori della domenica. Chi gira tra gli scaffali è spesso gente consapevole, gente che sa cosa cercare, qualcuno che può metterti in difficoltà. Le librerie da queste parti abbondano ma, se parliamo di quelle con la "L" maiuscola, quelle che possono vantare un catalogo coi fiocchi e pezzi pressoché introvabili, allora ce la giochiamo noi e la Drew, da molto meno tempo sulla piazza ma comunque capace di costruirsi velocemente una certa credibilità.

Fin dal primo giorno, il signor Mitchell fu molto chiaro con me: «Se vuoi avere un futuro qui dentro, impara rapidamente a memoria la collocazione precisa di ogni volume» per poi aggiungere «Cosa più importante, devi essere in grado di poter colloquiare con i clienti sul contenuto dei libri che occupano i nostri scaffali. Per il momento mi bastano quelli. Agli altri stipati in magazzino penseremo in futuro, sempre se non avrai mollato prima».

Presi alla lettera le sue parole. Mi tuffai completamente nel lavoro, arrivando a sognarmi i libri anche di notte. I mesi passarono e passando sono mutati in anni.

Da allora, trascorro le mie giornate circondata da migliaia di volumi disposti sugli scaffali di noce che occupano ogni spazio di quella che, a tutti gli effetti, sento essere la mia vera casa. Entrando al suo interno, il luogo emana un'atmosfera che sembra avere più di un debito con le vecchie edizioni dei libri di Carroll, Dickens o Barrie, quelle che abbondano di pagine ricche di splendide illustrazioni, quelle tanto ricercate quando si avvicina Natale, tempo di pensieri preziosi.

Assiepati come sono di libri, l'eccessivo peso, sommato all'invisibile e inesorabile lavoro dell'umidità, con il passare del tempo ha modificato le linee dei poveri scaffali. Simili a degli attempati novantenni, sono ormai dei vecchi, intorpiditi e ricurvi contenitori di saggezza e conoscenza.

Ricordo ancora quel pomeriggio di fine ottobre. Da un paio di giorni, una sottile pioggerellina tamburellava senza sosta sui tetti delle case. Dall'unica vetrina affacciata su una via del centro, la luce svogliata di un giorno che pigramente volgeva al crepuscolo, provava a farsi largo tra le fitte linee di libri che, il giorno prima, avevo sistemato sui quattro scaffali visibili dalla strada.

Era sabato, saranno state le cinque del pomeriggio. Nella bottega, così ama chiamarla il signor Mitchell, gironzolavano silenziosi un paio di clienti. Al suono del campanellino collegato con una cordicella alla porta di ingresso, i miei occhi si alzarono e osservarono entrare un giovane uomo fasciato in un tweed che aveva visto giorni migliori. Superato l'uscio, rapido come un gatto, il tizio si lanciò sull'ampio tavolo ricolmo di libri che occupa il centro della prima sala. Mi colpì immediatamente la sua fretta, quasi come cercasse un tesoro, da tempo bramato, per poi afferrarlo furtivo e fuggire via. Una volta dentro, l'uomo non si tolse nemmeno lo Stetson che aveva sulla testa.

Presa da una serie di conteggi d'archivio che dovevo assolutamente completare, lasciai l'ultimo entrato libero di dedicarsi alla sua personale recherche.

Dopo un bel pezzo e un discreto viavai di clienti, mi accorsi che il giovane, probabilmente poco più che trentenne, era ancora nella libreria alle prese con gli alti scaffali che occupavano una delle sale più interne. Compresi che forse aveva bisogno di aiuto così decisi di avvicinarmi. Gli chiesi cosa stava cercando con tanta dedizione. Lui mi rispose che era interessato ad un'edizione illustrata da Gustave Dorè de La ballata del vecchio marinaio. Affascinante edizione del capolavoro di Coleridge, quella illustrata dal grande pittore e incisore francese, lega al celeberrimo testo delle immagini potenti, inquietanti e impregnate di elementi romantici, gotici e a tratti grotteschi.

Mentre facevo mente locale sulla reale collocazione del libro, incuriosita dall'insolita richiesta, chiesi all'uomo come mai desiderasse proprio quella edizione. Lui mi rispose sincero che doveva essere un regalo per suo padre, grande appassionato dell'opera di Coleridge che, proprio quel giorno, compiva sessant'anni. Altrettanto sinceramente, mi disse che aveva girato tutte le librerie della città restando a mani vuote. Quello doveva proprio essere il suo giorno fortunato anzi, pensando a ciò che ci ha donato successivamente, lo fu per entrambi. Gli comunicai che, tra gli scaffali della nostra libreria, da qualche parte si nascondeva il libro che tanto ansiosamente stava cercando. In preda ad un'improvvisa euforia, quasi mi abbracciò. Stentò a trattenersi. Ripresami dallo stupore, andai sorridendo a recuperare il volume. Dopo qualche minuto glielo consegnai e ci dirigemmo insieme verso la cassa.


CONTINUA...



Art: George B. Kearey, Mitchell´s Book Shop (1923)


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