Libreria Antiquaria Pregliasco: la tradizione che recepisce la modernità

Nel 1911 il giovane Lorenzo Pregliasco riuscì a realizzare quello che, evidentemente, era il suo sogno.

Venduta una vecchia cascina sulle colline dalle parti di Asti, con la somma guadagnata Lorenzo rilevò un vecchio e polveroso negozio di libri usati in pieno centro a Torino.

Comincia così l'epopea di una vera istituzione tra i bibliofili italiani e stranieri: la Libreria Antiquaria Pregliasco.

Il trascorrere del tempo e il consolidarsi dell'esperienza del libraio, fanno si che il luogo diventi pian piano un punto di riferimento per molti intellettuali e bibliofili.

Benedetto Croce, Piero Gobetti e Luigi Einaudi hanno passato ore tra gli scaffali della Pregliasco.

Nel 1961 la libreria si sposta nella sua sede attuale, proprio di fronte all'Accademia di Belle Arti.

I decenni passano, così come le generazioni di librai.

Oggi, la terza generazione della storica libreria antiquaria è rappresentata da Umberto Pregliasco che ha recentemente rivisto il concept della sua creatura partendo da quello che, purtroppo, pare essere diventato un dato di fatto: "Si è persa l'abitudine di aggirarsi tra gli scaffali delle antiche librerie".

Il cliente ha cambiato approccio e, di conseguenza, sono cambiate le sue attese. Desidera essere l'unico artefice del suo destino bibliofilo. Meno interesse verso i consigli ricevuti dal libraio esperto, più propensione all'utilizzo in solitaria dei motori di ricerca e maggior voglia di confrontarsi con altri appassionati nei gruppi e nei forum specializzati che proliferano sul web, alla spasmodica ricerca di quello che gli anglosassoni definiscono knowledge sharing, ossia la tendenza a voler condividere la conoscenza (in questo caso bibliofila) tra persone che si sentono appartenere alla stessa comunità.

Consapevole di tutto questo, la libreria torinese ha quindi preso una direzione coraggiosa e pioneristica mutando pelle, alleggerendo il suo carico prezioso e, soprattutto, dicendo addio alle vetrine.

Difficile immaginare una libreria tradizionale senza le vetrine vero?

Così, dopo una complessa opera di razionalizzazione degli spazi e di selezione delle incisioni e dei libri ritenuti più pregiati e interessanti, la "nuova" Pregliasco si è spostata al primo piano del palazzo nel quale ha sempre avuto sede. Niente vetrine. Per entrare in questo scrigno delle meraviglie è necessario prendere l'ascensore come se si stesse andando a casa di un amico o, in alternativa, utilizzare i canali digitali nei quali è massicciamente presente e discretamente indicizzata.

Questa vicenda mi convince ulteriormente di una cosa: quale che sia lo scenario che ci aspetta nei prossimi decenni, fin quando avremo dei librai capaci di decodificare il presente e percepire il futuro, le librerie troveranno sempre il modo di continuare ad essere i nostri insostituibili gusci della memoria.

Evolvere per (r)esistere.






Photo credit: via preliber.com


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