Librerie. Una storia di commercio e passioni di Jorge Carrión

Librerie. Una storia di commercio e passioni è un saggio attraverso il quale lo spagnolo Jorge Carrión ci racconta il suo straordinario road trip tra 400 (!) librerie sparse per il mondo, da Buenos Aires a Parigi, da Barcellona a Cuba, dagli Stati Uniti fino alla lontana Australia.

Tutto nasce da un’idea: l’autore immagina infatti di essere un viaggiatore che, nella sua valigia, porta un passaporto “alternativo” che non prevede la presenza di timbri da apporre durante l’attraversamento dei confini tra gli Stati, bensì l’archiviazione dei biglietti da visita di librerie e librai incontrati durante i vari soggiorni.

Si tratta quindi di un vero e proprio racconto di viaggi (quelli che il poco più che 40enne Carrión ha fatto dagli anni ’90 in poi), ma incentrato esclusivamente sul mondo delle librerie e su quanto ruota intorno ad esse.

Per l’autore le librerie diventano quindi il pretesto per vivere e descrivere un amore: quello per la scoperta intesa come conoscenza e come viaggio.

Tutto questo si concretizza in un’opera piena zeppa di altri libri, di racconti di vicende vissute in prima persona dallo scrittore e di splendide e poco conosciute citazioni letterarie cinematografiche e musicali.

Ricordo che, durante la lettura, quasi ad ogni pagina ero spinto a fermarmi per sottolineare dei passaggi (cosa che non faccio spesso) e, soprattutto, per andarmi a cercare maggiori informazioni sui testi, sugli scrittori citati e/o suggeriti dall’autore e, naturalmente, sulle librerie.

Più leggevo, più ammiravo l’incredibile lavoro svolto da Carrión.

Più leggevo e più mi sentivo piccolo e ignorante.

Più leggevo e più diventavo curioso.

A rendere ancora più affascinante la lettura di questo libro, contribuisce anche il fatto che esso prova a dare una risposta ad un tema molto affascinante: le librerie sono una specie in via di estinzione?

Questo saggio sembra stare in una sorta di Terra di Mezzo.

Da un lato il domani (che, come si vede in alcuni passaggi è spesso già l’oggi). Dall’altro un passato probabilmente destinato a sparire per sempre o, forse, già perduto.

"Dei libri come oggetti, come cose; delle librerie come vestigia archeologiche; delle vite e delle opere dei librai, stabili o ambulanti; della lettura come ossessione e come follia, ma anche come pulsione inconscia o come impresa commerciale; del mondo come libreria e della libreria come mondo; delle librerie universali e delle mie librerie private: di tutto ciò parlerà questo libro, che non molto tempo fa se ne stava in una libreria, in una biblioteca o su uno scaffale di un amico e che ora, lettore, anche se forse soltanto temporaneamente, è entrato a far parte della tua personale biblioteca."

Una delle più appaganti letture fatte negli ultimi anni e che annovero, a buon diritto, nella mia collezione di quelli che chiamo metalibri su cui scriverò presto.

E' anche colpa di questo libro se ho deciso di creare "Diario di un...".

Imprescindibile.


Piccola curiosità: la piccola Dante & Descartes del napoletano Raimondo di Maio - quella divenuta recentemente celebre per essere stata la prima a tradurre, in italiano e in tempi non sospetti, un'opera di Louis Glock Nobel per la letteratura 2020 - è l'unica libreria italiana citata nel volume di Carriòn.




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