Nasce MUNDI (Museo nazionale dell'italiano)

Sommo gaudio. Dal prossimo 6 luglio, la nostra straordinaria lingua avrà finalmente un tetto sulla testa. Quel giorno verranno infatti inaugurate le prime due sale del MUNDI, il Museo nazionale dell’italiano.

La casa del MUNDI non poteva che essere Firenze da quando Pietro Bembo, autore della prima grammatica italiana, consacrò il fiorentino lingua letteraria per eccellenza perché a suo giudizio dotata di potenzialità tali da poter ambire a diventare lingua unificatrice. Il tutto a discapito di altre, in primis il veneziano. Bembo il veggente. Per non far torto a Bembo, il MUNDI sorgerà quindi a Firenze, nell’ex monastero della Santissima Concezione, all’interno del complesso di Santa Maria Novella. Ovviamente, Dante, Petrarca e Boccaccio hanno dato la loro approvazione dall’alto.

All’ideazione e progettazione del Museo nazionale dell’italiano ha lavorato una squadra costituita dal meglio del meglio dei linguisti e ricercatori provenienti dalle Accademie della Crusca e dei Lincei, della Treccani, della Società Dante Alighieri e dell’Associazione per la Storia della lingua italiana. Tra poco più di una settimana potremo viaggiare tra il passato, il presente e il futuro della lingua più bella del mondo (attualmente la quarta più studiata a livello globale). Di essa, il MUNDI ricostruirà la storia e, nello stesso tempo, proporrà un focus sul suo presente e sul suo futuro. È cosa abbastanza nota che l’italiano sia una lingua viva, dinamica e in continuo divenire, all’interno di un territorio nel quale anche i dialetti e il multilinguismo giocano ancora oggi un ruolo cruciale. Una volta completato, il MUNDI trarrà ispirazione proprio da queste caratteristiche.

Al suo interno anche delle sale con un taglio più didattico attraverso le quali sarà possibile seguire la linea temporale che rappresenta e scandisce le tappe fondamentali dell’italiano, dalle origini latine fino all’età moderna (con le sue mille contaminazioni causate dall’utilizzo del web su larga scala), passando per la sua codificazione formale avvenuta nel Cinquecento. Alcune sale del MUNDI proporranno anche delle sezioni interessate a narrare le relazioni dell’italiano con l’arte, la musica, la scienza e tante altre forme di espressione.

Tra poco più di una settimana potremo iniziare a gustarci parte di quello che sarà il MUNDI una volta completato nel 2023. In particolare, vi segnalo la seconda delle due sale che verranno inaugurate il prossimo 6 luglio.

Questa sala ruoterà intorno alla pergamena originale che contiene il Placito Capuano, una sentenza redatta dal giudice Arechisi della città di Capua, attraverso la quale si riconobbe all’abbazia di Montecassino il diritto di proprietà su alcuni territori occupati da un proprietario terriero di nome Rodelgrimo. Il Placito Capuano, datato marzo 960 d.C. è il primo documento nel quale vi è traccia scritta di quella che, evolvendo, diventerà la nostra lingua. Tutta la pergamena riporta un testo in latino. Solo la testimonianza, resa nell'ambito del processo da tre testimoni, viene riportata in volgare, cioè nella lingua parlata dal volgo all'epoca in quel territorio. Nel fondamentale passaggio del Placito Capuano si legge: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti“ (Io so che quelle terre, entro i confini che qui (il documento) descrive, trenta anni le possedette la parte di san Benedetto).

Secoli dopo, ci penserà Dante a spingere all'estremo le potenzialità del volgare ponendo le basi per quella che diventerà la lingua italiana, lingua di un intero popolo, anzi lingua celeste perché, come scrisse Thomas Mann “Non c’è dubbio che gli angeli nel cielo parlino l’italiano”.



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