Paolo e Francesca all'Inferno? Tutta colpa di un libro

Addentrandoci nel Canto V dell'Inferno, ci imbattiamo nei lussuriosi, povere anime condannate ad essere in balia di un terribile ed eterno vento, metafora di quel vento di passioni, che in vita, le ha portate a peccare in barba a tutti i dogmi religiosi e sociali.

Questo Canto rappresenta soprattutto il palcoscenico immortale che Dante imbastisce per i due leggendari cognati innamorati: Paolo e Francesca.

Qual è l'espediente narrativo che escogita il Sommo per raccontarci il preciso istante in cui, tra i due, accade quello che non sarebbe mai dovuto accadere? Sono gli stessi amanti che, con la massima trasparenza, ce lo dicono: "Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse".

Tutta colpa di un libro quindi e, sulla rappresentazione di questo momento in cui l'amore predomina sui vincoli imposti, nel corso dei secoli l'iconografia mondiale si è letteralmente sbizzarrita.

Cerchiamo di approfondire la questione, rintracciando (facilmente) gli indizi che ci permettono di individuare il libro che i due stavano leggendo. Basta riprendere l'intero passaggio "incriminato", uno dei più celebri dell'intera Commedia:


«...Noi leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto come amor lo strinse; soli eravamo e sanza alcun sospetto.


Per più fïate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso; ma solo un punto fu quel che ci vinse.


Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso,


la bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante».


Mentre che l'uno spirto questo disse, l'altro piangëa; sì che di pietade io venni men così com' io morisse.


E caddi come corpo morto cade.


Dante immagina quindi che l'esplosione della passione tra Paolo e Francesca sia avvenuta in concomitanza con la lettura di un libro nel quale vengono narrate le gesta del leggendario Lancillotto del Lago, perno centrale della letteratura cavalleresca francese e anglosassone.

La figura di Lancelot du Lac appare per la prima volta nel più ampio ciclo bretone/arturiano (ossia l'insieme delle leggende riguardanti la Britannia celtica, con particolare riferimento a quelle incentrate su re Artù e i suoi cavalieri della Tavola Rotonda), per mano di Chrétien de Troyes, uno scrittore e poeta francese che, tra il 1177 e il 1181 d.C., scrisse Lancelot ou le Chevalier à la charrette.

Questo racconto forgiato in francese antico, è incentrato principalmente sull'amore impossibile che coinvolge Lancillotto e Ginevra l'amatissima moglie di re Artù.

Quello tra Lancillotto e Ginevra è il simbolo dell'amore cortese. La loro è una vicenda che influenzerà alcune celebri storie che nasceranno in seguito, storie come quella di Romeo e Giulietta per esempio.

Molto probabilmente è la lettura di questo testo che spinge Paolo a lasciarsi andare baciando la sua amata Francesca, ed è quindi la fantasia (?) di Chrétien de Troyes la vera colpevole del gesto che condannerà i due alla dannazione eterna.

La trovata di Dante è semplicemente perfetta: cosa più dell'esempio di un amore complesso, sofferto, scabroso e politicamente scorretto come quello vissuto da Lancillotto e Ginevra, poteva fornire la forza a Paolo e Francesca per uscire finalmente allo scoperto recidendo i lacci imposti dalle convenzioni e dai legami di sangue?

Lancillotto e Ginevra schiacciati tra il desiderio reciproco e i loro doveri nei confronti del sovrano Artù, in quanto Primo Cavaliere lui e moglie lei. Paolo e Francesca costretti a scegliere tra l'abbandonarsi all'amore incondizionato o rispettare i loro doveri nei confronti di Giangiotto, in quanto fratello lui e moglie lei. Effettivamente, i parallelismi con le vicende dei due amanti italiani si sprecano.

Il delitto (d'onore per alcuni, politico per altri) avvenne realmente nel 1284, quando un furente Giangiotto si scagliò sui due amanti clandestini. Buona parte degli storici ipotizza che il fatto sia accaduto nelle Marche, presso lo spettacolare Castello di Gradara.

Tornando al libro scelto da Dante come pretesto per raccontarci la tragica storia di Paolo e Francesca, da quando il manoscritto di Lancelot ou le Chevalier à la charrette comincia a circolare, Lancillotto e le sue avventure di spada e di cuore entrano definitivamente nella "materia di britannia", mischiandosi e stratificandosi con le altre leggende del ciclo arturiano fino a quella che, personalmente, considero l'apoteosi: Le Morte d'Arthur.

Finita di scrivere nel 1469 dall'inglese Thomas Malory, questa saga assorbe e rielabora tutti i testi francesi e inglesi sulla vita di re Artù che lo stesso Malory riuscì a procurarsi.

Si tratta davvero di un'opera epica e straordinaria che consiglierei di leggere a chiunque sia affascinato da quel tipo di ambientazioni e atmosfere. Qualche vecchia e logora edizione in lingua inglese, si è insinuata anche tra i miei scaffali, accanto ad altre che appartengono al ciclo arturiano.

Per concludere, l'indimenticabile episodio che vede coinvolti Paolo, Francesca e il libro su Lancillotto, ispirò anche l'immenso Borges che ne trasse una poesia dal titolo Inferno, V, 149. Eccola:


Lascian cadere il libro, ormai già sanno che sono i personaggi del libro. (Lo saranno di un altro, l’eccelso, ma ciò ad essi non importa). Adesso sono Paolo e Francesca non due amici che dividono il sapore di una favola. Si guardano con incredulo stupore. Le mani non si toccano. Hanno scoperto l’unico tesoro: hanno incontrato l’altro. Non tradiscono Malatesta perché il tradimento richiede un terzo ed esistono solo loro due al mondo. Sono Paolo e Francesca ma anche la regina e il suo amante e tutti gli amanti esistiti dal tempo di Adamo e la sua Eva nel prato del Paradiso. Un libro, un sogno li avverte che sono forme di un sogno già sognato nelle terre di Bretagna. Altro libro farà che gli uomini, sogni essi pure, li sognino.





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