Perché Dante?

In un mondo ideale, Dante dovrebbe essere davvero interiorizzato da tutti. Ragazzini, giovani e adulti, spronati ad avvicinarsi al Sommo attraverso un approccio in completa rottura con quello tradizionalmente imposto dal sistema scolastico.

La sua opera è infarcita di interrogativi attualissimi e, spesso, anche di risposte molto utili. In migliaia di anni di storia del pensiero occidentale, a pochissimi è stato consesso il dono di una scrittura talmente innovativa, immaginifica e profonda, da essere capace di innalzare l'Uomo.

Attraverso Dante e pochi altri, abbiamo avuto l'opportunità di affacciarci sulle nostre mille fragilità, ma anche sulle numerosissime risorse interiori che ognuno di noi ha a disposizione.

Inconsapevolmente, l'Alighieri ci ha fatto anche un altro grandissimo regalo.

Con i suoi scritti, il poeta fiorentino ha spinto all'estremo le potenzialità del volgare, lingua la cui nascita è ufficialmente datata marzo 960 d.C. grazie al Placito Capuano, una sentenza redatta dal giudice Arechisi della città di Capua, attraverso la quale si riconobbe all’abbazia di Montecassino il diritto di proprietà su alcuni territori occupati da un proprietario terriero di nome Rodelgrimo.

Tutta la pergamena riporta un testo in latino. Solo la testimonianza, resa nell'ambito del processo da tre testimoni, viene riportata in volgare, cioè nella lingua parlata dal volgo all'epoca in quel territorio. Nel fondamentale passaggio del Placito Capuano si legge:

“Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti“ (Io so che quelle terre, entro i confini che qui (il documento) descrive, trenta anni le possedette la parte di san Benedetto).

A distanza di oltre trecento anni dalla stesura del Placito Capuano, primaria fonte d'ispirazione di Capua il luogo della lingua festival (www.capuailluogodellalingua.it), Dante indossò i panni del traghettatore.

La sua mente fervida e il suo ingegno, elevarono la rozza lingua sbocciata pochi secoli prima, a tali nuove e più alte vette linguistiche, da concedergli dignità di lingua che unisce, lingua degli italiani, lingua dell'Italia nel mondo.

Nel portare avanti la sua opera, l'esule fiorentino diede una spallata agli intellettuali del suo tempo, legionari posti a protezione di un millenario status quo linguistico.

Anche grazie a lui, l'Italia sarebbe finalmente uscita dal suo stato larvale, abbandonando l'antica crisalide in favore di una nuova e più alta grandezza propedeutica all'arrivo, più tardi, del Rinascimento.

Tutto questo grazie alla lingua del popolo fino a quel momento sottovalutata dalle classi sociali dominanti.

Quella lingua, fatta di espressioni che mettevano per la prima volta davvero in discussione gli assiomi del parlare e dello scrivere "alto", rappresentava concretamente l'anima vivente del pensiero dell'uomo a cavallo tra '200 e '300, e lo avrebbe fatto sempre di più nei secoli successivi, narrando di noi e del genio italico a tutti gli altri popoli della Terra.

Dante: l'uomo che, con la potenza e l'orgoglio di una lingua nuova, oltrepassò i cancelli di accesso al giardino degli immortali.

Nell'immagine: "Homer teaches Dante, Shakespeare and Goethe to sing" di Bela Čikoš Sesija (1909)




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