Siamo fatti della stessa sostanza delle stelle

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…”


Questa frase, scritta tra il 1610 e il 1611 da William Shakespeare alle prese con la stesura del dramma “La Tempesta”, oggi potrebbe essere modificata così:


“Noi siamo fatti della stessa sostanza delle stelle…”

Gli incredibili traguardi raggiunti dalla scienza negli ultimi decenni, in particolar modo quelli collegati all’osservazione dell’Universo, hanno contribuito a consolidare esponenzialmente quella che tempo fa costituiva solo un'ipotesi. I miliardi di atomi che compongono il nostro corpo, quelli del divano su cui siete seduti, quelli del cellulare con il quale state leggendo queste righe, quelli del vostro gatto e quelli che compongono la carta del libro che leggerete stasera, sono tutti ex “scarti intergalattici” che, moltissimo tempo fa, hanno percorso distanze infinitamente grandi per poi compattarsi tra loro aiutati dalla forza di gravità. Che intendo per “scarti intergalattici”? Provo a spiegarmi.

Quando una stella arriva al momento della sua morte – miliardi di stelle nascono e muoiono continuamente nell’Universo - può innescare un’esplosione dalle dimensioni e dall’energia inimmaginabili. In quel momento, la stella muta in supernova ossia qualcosa di enorme e luminosissimo che, tra le varie cose, genera quelli che vengono definiti venti galattici. Tali venti trasportano e spargono in giro per lo spazio e a distanze enormi, un numero straordinariamente grande di atomi, gas e polveri che costituiscono quanto resta della stella defunta.

Molto tempo dopo, la polvere di stelle a seguito di una serie straordinariamente lunga di eventi e coincidenze, aiutata dalla gravità si unisce a formare una molteplicità di “mattoni”. Questi mattoni vanno a comporre altre stelle e nuovi pianeti. Non è finita qui. Oggi siamo praticamente certi che, se si creano certe condizioni, questi mattoni possono potenzialmente essere la base per far sbocciare la vita nelle sue forme più elementari o più complesse come un cavallo o un essere umano. Per quanto riguarda questo ultimo punto, attualmente non possiamo ancora dimostrare che il fenomeno sia accaduto o accada su altri pianeti fuori dal nostro Sistema Solare (ce ne sono miliardi) semplicemente perché le distanze sono talmente grandi da non permetterci un’osservazione o un contatto diretto. Tuttavia, basandoci sulla logica e sulla statistica, le probabilità che la vita sia in qualche modo comparsa altrove, sono elevatissime.

Mi viene in mente quel passaggio del racconto "I nove miliardi di nomi di Dio" del leggendario autore di fantascienza Arthur C. Clarke, dal quale affiora un pensiero bellissimo e cioè che le stelle si estinguano una volta declinato l’intero paradigma dei nomi di Dio.

Tra le straordinarie fotografie diffuse dalla NASA in queste ultime ore, una ritrae proprio una stella morente che si trova a 2.000 anni luce da noi e che è passata allo stadio di nebulosa planetaria. Le abbiamo dato il nome di Nebulosa Anello del Sud. Nel suo percorso verso la fine definitiva, questa stella sta gradualmente espellendo i suoi strati più esterni i cui composti, insieme a tutto il resto, vagheranno nello spazio per chissà quanto tempo per poi magari essere catturati dalla forza di gravità di altre galassie o stelle. A quel punto, se si creeranno i giusti presupposti, queste enormi distese di gas e polveri interstellari, contribuiranno alla nascita di nuove stelle, pianeti e, forse, vita.

A raccontarci questa seconda fase, quella cioè che riguarda la formazione di nuove stelle partendo da polveri e gas di stelle morte molto tempo prima, ci pensa un altro incredibile scatto regalatoci dal nuovo telescopio spaziale James Webb.

Quello in basso è un dettaglio del bordo della Nebulosa della Carena che si trova a circa 7.600 anni luce da noi. Il profilo di gas e polveri interstellari che ricorda tanto un paesaggio dolomitico, presenta dei bordi molto spessi. Gli studiosi ci dicono che in quei punti, le polveri e i gas di cui parlavo prima, si sono evidentemente addensati tra loro andando a formare dei siti di formazione stellare. Essenzialmente, quei luoghi sono l’equivalente del nido di un ospedale pieno di culle, solo che qui si parla di culle protostellari.

Siamo fatti della stessa sostanza delle stelle, vere e proprie fucine della vita. Siamo il frutto di una serie incredibile e sterminata di eventi e coincidenze. Noi e la nostra Terra non siamo altro che un pezzo infinitamente piccolo di un affresco magnifico rinchiuso in una cornice dalle dimensioni inimmaginabili. Non dimentichiamolo mai, soprattutto quando perdiamo una persona a noi cara rientrata in questo ciclo infinito di nascita, morte e rinascita che le consente di essere ovunque intorno a noi. Ci aiuterà a vivere e a vedere tutto ciò che ci circonda nella giusta prospettiva.


"Ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa. E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra. È la cosa più poetica che conosco della fisica: tu sei polvere di stelle."

(Lawrence Krauss, fisico, astronomo e saggista)


"Chi cerca, non smetta di cercare finché non avrà trovato. Quando avrà trovato, si turberà. Quando sarà turbato, si meraviglierà e regnerà su tutte le cose."

(Il vangelo segreto di Tommaso, traduzione di Carla Lazzari, Mondadori)


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A Mauro e Sergio che sono ovunque.



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