Wiborada: la patrona delle biblioteche e dei bibliofili

Cosa lega la prima donna canonizzata dalla Chiesa e i nostri amati libri?

Nata alla fine del IX secolo, Wiborada rimase orfana in giovane età e si ritirò come solitaria in una cella presso la chiesa di S. Giorgio nei pressi del monastero svizzero di San Gallo, celebre già all’epoca per la sua eccezionale collezione di manoscritti.

Nel 916 divenne una delle prime recluse volontarie della storia della Chiesa. Preveggente, durante la sua vita dispensò molti consigli e, tra questi, il più celebre fu quello che comunicò ad Engilberto l’abate di San Gallo.

Gli suggerì che, con l’approssimarsi delle invasioni ungheresi, sarebbe stato meglio trasferire la biblioteca in un luogo più sicuro, l’isola di Reichenau, sul lago di Costanza. Così, agli inizi del 926 preziosissimi e pesantissimi manoscritti furono spostati. Ben presto, gli Ungari arrivarono e Wiborada, che nel frattempo aveva deciso di restare nella sua cella, fu uccisa il 1° maggio 926.

Molti anni dopo, nei primi giorni del gennaio 1047, fu proclamata santa da papa Clemente II.

Oggi è venerata come la santa patrona delle biblioteche e dei bibliofili e la sua festa si celebra il 2 maggio.

Dobbiamo insomma a questa straordinaria donna se, ancora oggi, possiamo recarci in Svizzera ed ammirare gli incredibili volumi conservati presso la Stiftsbibliothek, il vero nome della biblioteca di San Gallo.

Considerata una delle più ricche di tutto il Medioevo, questa straordinaria biblioteca ospita al suo interno oltre 160mila volumi (ricollegabili principalmente alla tradizione tedesca, irlandese e carolingia), di cui 2.200 codici manoscritti, 500 dei quali risalenti a prima dell'anno 1000 d.C.

Tra i tesori più importanti custoditi al suo interno vanno certamente indicati il Codex Abrogans, il più antico testo in lingua tedesca pervenutoci (765-775 d.C.) e la Pianta di San Gallo, una planimetria risalente al IX secolo.

Quest'ultima, considerata tesoro nazionale dagli svizzeri, è davvero un documento eccezionale soprattutto agli occhi degli studiosi e degli architetti, in quanto unico disegno architettonico di rilievo sopravvissuto per il periodo di circa 700 anni che va dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente e fino al XIII secolo.

La bellezza di questa biblioteca e l'importanza dei tesori che custodisce, sono tali da aver influenzato moltissimo anche Umberto Eco durante la stesura del suo celebre Il nome della Rosa.

Grazie Santa Wiborada.





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