Joaquin Phoenix e il suo Joker shakespeariano

Recentemente, il leggendario regista Ridley Scott riferendosi alle straordinarie capacità interpretative di Joaquin Phoenix ha affermato:


"...è quasi shakespeariano e credo che Joaquin possa fare qualsiasi cosa. Per tale ragione, quando fa qualcosa come Joker, mi ritrovo davanti a un film che mi propone momenti mai visti prima. Ci sono delle reazioni in Joker che sono spiazzanti. Non puoi semplicemente dire che non sono malvagie. Sono figlie di un’anima spezzata."


Condivido in pieno. Il Joker portato sullo schermo da Phoenix è riuscito ad ipnotizzare molti di noi proprio perché l'attore americano gli ha saputo infondere una maschera mutevole che pare essere stata studiata e progettata basandosi su due estremi del canone shakespeariano: Falstaff e Macbeth.

Il primo è un'indimenticabile icona tragicomica. Guascone sovrappeso, pieno di spirito, caciarone, quasi perennemente alticcio, di indole bugiarda e con un sorriso stampato sul suo enorme faccione (che coincidenza). Seguendo le vicende di Sir John Falstaff, che Shakespeare ha diluito in varie opere, lo accompagniamo lungo una parabola personale che parte dalla commedia e culmina nella tragedia (si pensi al secondo atto, scena terza dell'Enrico V, quando lo osserviamo morire di crepacuore a causa del dolore inflittogli dal ripudio del giovane re il quale, con questa scelta, scrive definitivamente la parola fine sul suo passato di giovane scapestrato).

Alcuni tratti di personalità di Falstaff e il percorso evolutivo del personaggio, presentano decisamente dei punti di contatto con la sofferta trasformazione di Arthur Fleck in Joker.

E poi c'è il generale scozzese, l'uccisore di re più celebre della storia della letteratura. Anche tra le pagine di Macbeth, così come tra i frame della pellicola interpretata da Joaquin Phoenix, sperimentiamo i risultati tremendi della mutazione di un individuo in qualcosa di più spaventoso.

Nel compiere i suoi diabolici atti di sangue, Macbeth precipita lentamente verso gli inferi e noi con lui. Ad ogni colpo di pugnale inflitto da Macbeth alle sue vittime, ci accorgiamo che soffre sapendo di compiere azioni malvagie e noi soffriamo con lui.

Non sono forse le stesse sensazioni che abbiamo vissuto osservando su schermo la tragica storia del Joker? Quella plasmata da Joaquin Phoenix, è una maschera cinematografica volutamente piena di contraddizioni e di imperfezioni. Alcune di queste sono davvero terribili. Molte le vediamo, altre le percepiamo. Proprio come accade leggendo di Falstaff e Macbeth.

Sono queste imperfezioni che spiegano il fascino magnetico che questi tre personaggi esercitano e continueranno ad esercitare su generazioni di lettori e spettatori.

Hegel, scrivendo di Shakespeare, fece notare che i suoi personaggi più memorabili “sono gli artisti di se stessi” nel senso che la penna del drammaturgo inglese fu capace di rendere reali dei personaggi di fantasia. Reali perché così rappresentativi delle umane virtù e miserie.

Joaquin Phoenix è riuscito a compiere lo stesso miracolo narrandoci con il suo corpo, le sue posture, le sue facce, i suoi sguardi e il suo sudore, la triste discesa agli inferi del povero e alienato Arthur Fleck. Ponendo così l'uomo davanti al temuto specchio.


(A questo punto mi chiedo cosa sarà capace di fare interpretando Napoleone nel film, in produzione mentre scrivo queste righe, diretto proprio da Ridley Scott)




Photo credit: Warner Bros. Pictures


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