Perché leggere Shakespeare (parte I)

Propedeutico all'atto del leggere, è l'atto dello scegliere. Ogni lettore è sempre chiamato a scegliere perché, molto banalmente, non ha tempo sufficiente per leggere tutto quanto scritto.

Ricordo che, sul tema, l'acutissimo Umberto Eco in una delle sue sublimi Bustine di Minerva, una volta scrisse: "Prendete in mano quello che rimane il più ricco repertorio di opere letterarie, il Dizionario Bompiani delle Opere, trascurando i volumi dedicati ad Autori e a Personaggi. Nell'edizione attualmente in commercio le Opere contano 5.450 pagine. Calcolando a occhio che vi siano in media tre opere per pagina, abbiamo 16.350 opere. Rappresentano tutti i libri mai scritti? Per nulla." e ancora "Quanto tempo ci vuole per leggere un libro? Parlando sempre dal punto di vista del lettore comune, che dedica alla lettura solo alcune ore del giorno, azzarderei per un'opera di medio volume almeno quattro giorni. È vero che per leggere Proust o san Tommaso occorrono mesi, ma ci sono capolavori che si leggono in un giorno. Atteniamoci dunque alla media di quattro giorni. Ora quattro giorni per ogni opera registrata dal Dizionario Bompiani farebbe 65.400 giorni: dividete per 365 e avete quasi 180 anni."

Appare quindi chiaro che ogni lettore dovrebbe darsi dei criteri di lettura. Personalmente, di solito ne seguo due: gusti personali e priorità universalmente riconosciute come tali. Sul primo ovviamente non posso esprimermi, ma sul secondo sento presuntuosamente di poter dare un consiglio: mettete in cima alle vostre priorità di lettura gli scritti di William Shakespeare, battezzato in Terra d'Albione nel lontano 26 aprile del 1564 (un documento lo attesta) e fatto nascere, per convenzione, tre giorni prima, quando l'Inghilterra festeggia il suo amato Patrono San Giorgio. Perché non si può prescindere da Shakespeare? Provo a spiegarvelo.

E' cosa abbastanza nota che il drammaturgo inglese non ha partorito trame completamente originali, tranne in un caso: La tempesta.

Il drammaturgo inglese deve infatti moltissimo a Le metamorfosi di Ovidio, alle Vite parallele di Plutarco e alle Cronache di Holinshed e a molte novelle italiane che, al tempo, circolavano parecchio in tutta Europa.

Queste grandi opere del passato, furono la tavolozza dalla quale l'inglese attinse a piene mani. I diversi colori che trovò vennero mischiati, reinterpretati, espansi e portati a nuova e sublime altezza letteraria.

Il genio shakespeariano arrivò infine a creare una corposa serie di dipinti letterari destinati a restare per sempre nella storia della cultura occidentale e mondiale.

Shakespeare supera chiunque in fatto di acume, costrutto linguistico e potenza d'immaginazione.

Shakespeare ha messo nero su bianco la psicoanalisi secoli prima di Freud, regalando a molti dei suoi personaggi il dono della coscienza introspettiva e mostrandoci, prima e più di chiunque altro, come parlare con noi stessi (pensate ad Amleto, pensate a Macbeth).

Il picco di magnificenza della sua opera, risiede soprattutto nel talento rappresentativo di caratteri e personalità dell'umano in modo profondo e mutevole.

Tra le pagine delle sue opere, l'inchiostro ha impresso per sempre la stupefacente rappresentazione di pensieri e voci che paiono assolutamente reali, ma che provengono e sgorgano fuori da personaggi di fantasia.

Molti di essi, hanno la grande capacità di proporsi come strumenti analitici che, se letti e riletti con attenzione, ci permettono di giudicare noi stessi.


«Ma quale? Quale sarebbe l'uomo in carne ed ossa, quale lo spettro? E chi può decifrarli?» (La commedia degli errori)


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